La Cava Romana

Una cavità che riveste un’altissima rilevanza scientifica

La cava romana

La cavità è lunga oltre duemila metri e riveste un’altissima rilevanza scientifica. Nel suo interno è presente una molteplice varietà di specie di fauna cavernicola, già studiata da ricercatori delle Università, La Specola di Firenze e La Sapienza di Roma, nelle figure del Prof. Lanza e del Dr.Rampini. La cavità è importante anche dal punto di vista archeologico per il il ritrovamento di frammenti ceramici e resti di pasto, ancora resti murari e frammenti di terracotta e di macine delle culture di Monte Claro (Eneolitico, 200-2200 a.C.) e Bonnannaro ( Bronzo antico 1600-1800 a.C.).

L’ipogeo si apre nei calcari cambriani della formazione di Gonnesa (570 M.a.), in un’area caratterizzata da una roccia intensamente fratturata di colore variante dal grigio chiaro a scuro.

Nel suo interno si trovano ambienti di origine differente. Molto interessante è “la zona delle erosioni”, un settore dove è possibile osservare l’ intensa azione esercitata dall’acqua che ha attaccato in modo particolare la roccia, modellando delle forme spettacolari. Tali forme si alternano a grossi banchi di argille rosse derivati dalle impurezze presenti nelle rocce carbonatiche che hanno subito il processo di degradazione. Queste sicuramente hanno occluso dei passaggi che collegavano i vari livelli carsici sottostanti, posti in evidenza dalle trivellazioni per ricerche idriche effettuate nelle zone circostanti. Tali sondaggi si sono spinti sino alla profondità di oltre cento metri dal piano di campagna, ponendo in evidenza i vuoti del complesso.

La grotta purtroppo ha subito dei danni sia a causa dei lavori dell’attività mineraria nel far brillare le cariche di esplosivo, praticata negli anni precedenti per estrarre i grossi depositi di alabastro, sia dal taglio delle concrezioni, destinate al mercato clandestino dei minerali e dall’opera di veri e propri vandali che li effettuano solo per il gusto di distruggerle, tale deduzione è derivata dal fatto che sul pavimento vi sono gli speleotemi tagliati e abbandonati.

Nonostante tutto questo alcuni ambienti si sono salvati. In una parte della grotta, superato un angusto pertugio, ci si ritrova di fronte ad un ambiente fiabesco, caratterizzato da spettacolari e candide colate di svariate forme, alternate a miriadi di stalattiti, stalagmiti e delicatissime cannule, in cui talvolta si ha difficoltà nel muoversi per spostarsi da un punto ad un altro. Si incontrano ancora delle splendide vaschette originariamente colme d’acqua attualmente è defluita, ma che hanno mantenuto la loro originaria forma e funzione, tappezzate nel loro interno da finissime cristallizzazioni, ancora da bellissime “eccentriche” il cui nome è dato dal fatto che non rispettano la legge di gravità e accresono nelle direzioni più svariate e per ultimi i brillanti e delicati cristalli di aragonite aciculare, purtroppo ricercati per il loro pregio dai collezionisti di minerali.

Questi ambienti per la loro spettacolarità sono stati teatro della storia per la realizzazione di un romanzo di fantasia, ambientato proprio nell’area compresa tra la chiesa e la grotta, in cui un gruppo di ragazzi vanno alla ricerca dei misteri della “stella nera” sorta di amuleto che è in grado di donare l’immortalità a coloro che fossero in grado di trovarla.

L’ipogeo ha anche una funzione addestrativa poiché è attrezzato e può funzionare da palestra speleologica particolari tecniche di grotta.