S'ega de is scalas

Rilievi circostanti Monti Nieddu e la grotta

Grotta S'ega de is scalas

Le montagne del Sulcis sono sede di paesaggi incantevoli, ricchi di spettacolari monumenti naturali, e di aree di particolare interesse archeologico, caratterizzate da insediamenti sia preistorici che recenti (archeologia mineraria), uno dei quali è situato nell’area di Monti Nieddu, nel comune di Nuxis. In questo settore ricco di sorgenti si possono osservare paesaggi mozzafiato. Geologicamente l’area è caratterizzata dalla presenza delle rocce più antiche d’Italia, precisamente arenarie metamorfosate, calcari, dolomie e scisti del paleozoico (Cambriano inferiore circa 570 Milioni di anni) e da rocce magmatiche intrusive della famiglia dei graniti, datati al Carbonifero-Permiano ( oltre trecento milioni di anni).

Queste litologie offrono delle forme morfologiche molto differenziate, tra cui spettacolari rilievi con creste nette, valli molto incise, talora incassate, versanti verticali alti svariate decine di metri. Nei graniti di colore rosato, spesso alterati per “arenizzazione” che ha determinato la formazione di sabbioni grossolani, si possono osservare morfologie tipiche delle rocce ignee, come i tafoni (piccole cavità formate per l’azione chimico-fisica degli agenti atmosferici, spesso utilizzati dall’uomo preistorico come riparo sottoroccia), spettacolari blocchi di roccia alveolari anch’essi modellati dalla natura, affascinanti torrioni, contornati da una vegetazione lussureggiante rappresentata da bellissimi lecci, filliree, corbezzoli, ginepri, eriche e altre specie sia arbustive che erbacee caratteristiche della macchia mediterranea.

Per quanto riguarda le testimonianze archeologiche, nel settore è molto interessante osservare la presenza di una struttura muraria preistorica costruita su un rilievo roccioso isolato di natura carbonatica avente i versanti spogli di vegetazione, che si riversano a strapiombo verso la valle di Tatinu, e che sicuramente fungeva da punto di avvistamento per la protezione di un villaggio sottostante presente nell’area di Su Tipu in prossimità dell’omonima sorgente. La località in cui è sito il manufatto prende il nome di “Conca e Cerbu” (testa di cervo) ed è formata da calcari dolomitici. Ai piedi della struttura naturale è presente una grotta a pozzo detta “Su Stampu de Conca e Cerbu”, cavità profonda diciannove metri, all’interno della quale sono presenti cupole di erosione inversa (marmitte inverse) e poche concrezioni di alabastro. La zona è stata oggetto di attività minerarie; le rocce quì ospitano corpi mineralizzati in “skarn” (rocce formate dal metamorfismo di contatto tra calcari e dolomie con corpi magmatici principalmente graniti). In località Conca e Cerbu e S’Ega de Is Scalas sono presenti miniere di ossidi di ferro, precisamente a magnetite, e a Punta Sa Bella oltre che magnetite, galena (solfuro di piombo), malachite (carbonato di rame idrato), barite (solfato di bario) anche accessori come, anfiboli e granati.

L’area è stata nei tempi passati oggetto di sfruttamento dei boschi per ricavarne legname e trasformarlo principalmente in carbone vegetale e le testimonianze di questa attività sono date dalla presenza dei resti di svariate carbonaie (fogaias), costituite da uno zoccolo in pietra di forma circolare in cui venivano deposti i tronchi per essere combusti. L’attività dei carbonai si svolgeva in montagna,e l’approvvigionamento dei viveri avveniva tramite strutture costruite nelle vicinanze dei siti in cui si svolgevano le attività economiche; queste erano denominate “cantine”, e una di queste presenti nell’area è “Sa Cantina de Sa Matta de Su Landiri Druci”, della quale si possono osservare le rovine. Il nome deriva dalla presenza in tempi passati di un secolare albero di quercia, purtroppo abbattuta da tagliatori senza scrupoli, le cui ghiande avevano sapore dolciastro, e che venivano consumate arrosto come le castagne. Nelle vicinanze è presente una cava di calcare nero chiamato “ marmo nero di Nuxis” che attualmente ha cessato l’attività. Dalla località Sa Matta de Su Landiri Druci, proseguendo lungo la strada comunale che giunge alla sorgente “Sa Mitza de Monti Nieddu”, molto conosciuta per la particolare bontà delle sue acque, dopo aver superato S’Arcu de Sa Bella, al contatto litologico tra i calcari dolomitici e i graniti si possono osservare in vicinanza dei filoni di quarzo alcune grotte; in una di queste detta “grotta dei quarzi” sono presenti, oltre alle stalattiti, stalagmiti e colonne di alabastro, anche cristalli di quarzo immersi in una matrice argillosa compatta. Esternamente sono presenti piccoli affioramenti di quarzi ametista, caratteristici per il particolare colore violaceo. Non molto distante, è presente una bellissima grotta chiamata “Sa Grutta de S’Ega de Is Scalas”. Questa,è identificata al Catasto delle Grotte della Sardegna al numero 3148. La cavità si sviluppa in verticale ed è caratterizzata nella parte iniziale da tre pozzetti conseguenti.

L’imboccatura è costituita da un piccolo salto di circa sette metri, che prosegue mediante un piano inclinato dove sono presenti grossi blocchi di roccia depositati per azione gravitativa; proseguendo si rinviene un altro pozzetto di circa cinque metri nelle cui pareti si intravedono dei cristalli di aragonite, mentre sul pavimento è visibile un cranio di cervo in fase di alterazione. Dopo aver superato il primo dislivello e poi un secondo ed un terzo con relativi piani inclinati, ci si trova in un ampio ambiente di spettacolare bellezza, sul cui fondo sono presenti i segni di una grossa frana per crollo. Questo ambiente, tappezzato da spettacolari ciuffi di cristalli di aragonite e affascinanti eccentriche talora sporche di argilla, è stato determinato dal materiale argilloso depositatosi in seguito alla frana. In un settore della grotta si possono osservare delle bellissime pisoliti (perle di grotta) di grosse dimensioni e di una sfericità quasi perfetta.

La grotta prosegue lungo una frattura (diaclasi) molto alta sul cui fondo è ben visibile l’intensa attività di scorrimento dell’acqua, e si può osservare una salto che ha determinato una piccola cascata. Sulla parte finale della diaclasi, nella parte alta è presente una diramazione, che una volta superata, permette di accedere ad in un ambiente da favola, immersi in un’insieme di stalattiti, stalagmiti, spettacolari colate di eccezionali dimensioni, dove tra l’altro sono presenti singolari cristalli di aragonite aciculare di lucentezza vitrea e straordinarie eccentriche.