Miniere di Monte Tamara

Testimonianza di archeologia industriale

Gruppo di miniere di Monte Tamara

Tra le varie testimonianze archeologia industriale, il gruppo delle miniere di Monte Tamara con Sa Marchesa risulta uno dei siti più importanti del Comune di Nuxis. Le miniere di Monte Tamara sono localizzate a est, sud-est del cento abitato; si tratta di una serie di cantieri non molto distanti tra loro che ricadono attorno alla stessa montagna. La vegetazione è caratterizzata sia da bassa che alta macchia a mediterranea, principalmente a leccio, talora degradata da incendi. Dal punto di vista geologico il settore interessato dalle ricerche, ricade nei depositi sedimentari metamorfosati del Paleozoico (complesso Cambro-Ordoviciano), in modo particolare la successione del Cambriano inferiore, costituita da arenarie metamorfosate (Formazione di Nebida), calcari e dolomie (Formazione di Gonnesa) e scisti (Formazione di Cabitza). La morfologia è varia ed è caratterizzata da forme abbastanza aspre nei calcari (Punta Portellittus, Concai Antoni Airi), e addolcite, nelle metamorfiti e negli scisti. I calcari sono interessati anche da fenomeni carsici di profondità; tra cui la “Grotta dell’Acquedotto”, di rilevante importanza, poichè da essa si approvvigiona per buona parte l’acquedatto del Comune, ancora in località “Su Fossu de Tamara” vi è una grotta a pozzo profonda ventisette metri, con delle bellissime colate e la presenza faunistica di geotritoni (anfibi urodeli fortemente protetti, considerati dei veri e propri fossili viventi). Tali specie si trovano anche in alcune gallerie di queste miniere, ciò dimostra come questi ambienti antropizzati possano essere colonizzati da parte di questi rari e particolari organismi dove trovano un habitat perfetto. La storia delle miniere ha inizio con i permessi ottenuti da Leon Gouin dal 1867 al 1869 per ricerche di piombo e zinco a sud-est di Nuxis sul Monte Tamara e successivamente per piombo, zinco, rame, nichel, cobalto e bismuto nelle località Su Sinnibidraxiu e Baccu Arrosu. Una volta effettuate le ricerche vennero aperte le miniere.

Pochi anni più tardi nel 1892 sul versante ovest del monte a poche centinaia di metri da Nuxis, venne accordata al canonico E. Murgia di Iglesias una concessione mineraria per l’estrazione di piombo e zinco. In questa miniera detta “Miniera di San Pietro”, già nel primo anno vennero estratte con solo sette operai ottanta tonnellate di calamine. Nel 1897 gli eredi del canonico cedettero la concessione alla Vieille Montagne che era interessata all’estrazione dello zinco. Questa società, effettuò in modo più razionale i lavori, mediante l’impiego di una trentina di operai effettuò nuove ricerche e scoprì in località Is Lassinus un giacimento di calcopirite che iniziò a coltivare. Negli anni successivi l’attività mineraria andò sempre più diminuendo, finché nel 1922 i lavori di estrazione, a causa di un ritardo burocratico, passarono alla Società di Monte Tamara di Iglesias, che nel frattempo aveva effettuato alcune ricerche, come quella del 1900 a Mitza e Ferru, dove furono trovati piombo, zinco e ferro che furono sfruttati solo superficialmente. La concessione venne tenuta fino al 1938. Nacque allora un contenzioso tra le due società che si concluse nel 1956 con la revoca delle due concessioni. Altre società nel frattempo fecero altre ricerche in varie località ai fianchi del giacimento oramai ben definito, come descritto in una pubblicazione (Brizzi et alii- I minerali del giacimento di Monte Tamara-Nuxis). A nord-est di Nuxis in località Su Sinnibidraxiu la Ditta C.C. Cossu ottenne nel 1937 la concessione per bario, ferro, rame e arsenico, passandola poi dopo solo quattro anni alla Società Stabilimenti di Rumianca, interessata all’estrazione di arsenopirite. Altre piccole società tentarono le estrazioni di un filone di barite con solfuri misti in località Baccu Arrosu in prossimità di Sa Barraca de Su Rimboschimentu, senza però ottenere risultati soddisfacenti.

A partire dal 1960 la Società di Montevecchio ottenne un permesso di ricerca che risultò improduttivo. In questo periodo venne aperto il cantiere Concai Antoni Airi a sud del Monte Tamara, in cui erano presenti mineralizzazioni a solfuri misti in prevalenza blenda e galena. Dal 1972 al 1979 l’AMMI S.p.A. ottenne tutti i permessi di ricerca per solfuri misti e tungsteno, senza risultati, tanto e vero che non venne mai richiesta la concessione all’estrazione. Nel versante sud di Monte Tamara in località Tattinu tra le due guerre mondiali vennero effettuate ricerche di solfuri misti in prossimità di filoni di barite. Un po’ più a nord la Ditta Ghirlanda e Guazzo ottenne permessi per pirite e calcopirite che abbandonerà dopo poco tempo. Più fruttuosi furono invece le coltivazioni di giacimenti di barite sia in forma brecciata che filoniana in località Furriadroxiu Is Piras e Rio Bacchera, quest’ultima riattivata dalla Ditta Fratelli Locci S.r.l., dopo che la Bariosarda S.p.A. aveva cessato l’attività estrattiva. In un lavoro effettuato nel 1986 da alcuni ricercatori dell’Università di Cagliari, riguardante la ricerca di minerali per uso industriale venne rinvenuta sul versante sud di Monte Tamara, un’associazione mineralogica sotto forma di aghetti intrecciati di colore dal bianco crema al rossiccio, di wollastonite-tremolte.talco.

I giacimenti coltivati si trovavano i rocce skarnoidi (derivate dal metamorfismo di contatto idrotermale con i vicini graniti), mineralizzati a solfuri misti e ossidati, ospitati al contatto tra le formazioni cambriane e all’interno dei calcari e dolomie. Da ricerche fatte dal Centro Studi di Mineralogia, Geochimica e Sedimentologia CNR di Firenze sono stati classificati trenta specie di minerali di cui otto di nuova segnalazione. Per quanto riguarda l’arte mineraria si possono osservare oltre le gallerie con all’interno le armature in legno ormai in fase di degrado. In località Sa Minieredda è presente un forno di calcinazione (dove per forte riscaldamento vengono eliminate dai minerali le sostanze volatili e vengono decomposti i carbonati), in buono stato di conservazione alto poco più di cinque metri, con un arco sulla parte bassa e un terrapieno per il trasporto del minerale, oltreché dei resti di vagoncini utilizzati per trasportare il materiale estratto. Nella zona denominata Su Campu de Tamara esiste un sito denominato Su Muntoni de su Minerali, ln cui veniva scaricato e stoccato il minerale estratto, per poi essere trasportato verso i luoghi di trattamento. Anche queste località sono molto importanti per la ricostruzione del nostro passato, che se non riscoperte, si rischia di far perdere una importante pagina della nostra storia recente.