Nuxis

Storia del comune e del territorio

Comune di Nuxis - La Storia

Nuxis è un piccolo comune nel cuore del basso Sulcis, il suo territorio è stato frequentato sin dalla preistoria per tale motivo è molto ricco di testimonianze archeologiche.

I primi ritrovamenti sono costituiti da frammenti ceramici della cultura di Bonu Ighinu, ritrovati in una grotta di Tatinu, che fanno risalire le origini di questo territorio al Neolitico medio ( IV millennio a.C. ).Gli avvicendamenti prenuragici continuano con il susseguirsi della cultura di Ozieri prima e di Monte Claro poi. Del periodo nuragico c’è da segnalare il pozzo sacro in località Tatinu del Bronzo recente, che lo situa al XII secolo a.C. Altri insediamenti in grotta si hanno nella grotta di Bachera, di Perdu Cuccu di Su Montixeddu, Cava Romana e altre. Sono stati censiti inoltre una quindicina di nuraghi i e alcune Domus de Janas, in località Pranedda e Murdeu.
In località Corona Arrubia si conservano i resti di un centro militare punico.Gli scavi effettuati nel 1965, hanno posto in evidenza i resti di alcuni edifici a pianta rettangolare e un grande serbatoio, probabilmente per accumulo d’acqua.
Il territorio continuò ad essere popolato in periodo romano con i resti di una necropoli in località Su Tipu e i resti di un edificio romano in località “Su Gunventu” ad Acquacadda.
Le prime notizie del villaggio (Nughes) risalgono al mille e con tutta probabilità nel corso del secolo entrò a far parte di una donazione che i giudici di Cagliari fecero ai benedettini, che vi si insediarono dando impulso all’agricoltura e alla coltivazione del noce pianta che diede nome al villaggio.
L’abitato probabilmente sfruttò la grande sorgente di Sa Turri che sgorga a monte del centro urbano; dopo il 1258 nella divisione del giudicato di Cagliari seguito alla guerra del 1257, fu incluso in un possedimento toccato ai Della Gherardesca. Nuxis (Nugis, Nucis) è ricordato in un componimento anonimo del 1335. Il nome Nuxelles, è riportato nei conti del sale (1389-91).
Nei decenni successivi il territorio fu oggetto di una nuova divisione tra i due rami della famiglia e fu assegnato al conte Ugolino e ai suoi figli Ubaldo e Lamberto, quest’ultimo vedovo e coniugato con Benedetta di Massa Subito dopo la conquista aragonese venne infeudato a Berengario Pertegas, appartenente ad una famiglia catalana. Oltre alla signoria di Nuxis nel Sols egli ebbe quelle di Margani, Perdedu e Perdalonga nel Sigerro. Morì nel 1339 e la sua vedova, Marchesia vendette i feudi a Francesco Estaper di Barcellona, un mercante che era riuscito a far fortuna in pochi anni e che nel 1342 li rivendette a Pietro Açen traendone un discreto utile. Quest’ultimo apparteneva al ramo sulcitano di una famiglia di nobiltà giudicale, che discendeva da Comita de Açen de Pixina cittadino di Iglesias, che aveva vasti interessi sul territorio. A Comita succedette Pietro che, con lui, aveva facilitato l’insediamento degli aragonesi.

Le pressioni nei suoi confronti si intensificarono e quando gli aragonesi tentarono di confiscargli l’intera proprietà fu addirittura costretto a dimostrare la legittimità della sua discendenza da Comita; l’acquisto di Nuxis completò i suoi vasti possedimenti.
Egli donò il nuovo villaggio a uno dei suoi figli, Guantino che aveva già avuto in eredità dal padre i territori di Santadi; poco dopo la popolazione di Nuxis fu decimata a causa della peste del 1348. Nella prima guerra tra il1353 e 1355 il villaggio fu danneggiato e finì per essere occupato dalle truppe aragorensi; Dopo il parlamento del 1355 tornò in possesso di Pietro Açen. Scoppiata la seconda guerra, quando Alibrando suo fratello si ribellò, nel 1365 , anche i suoi feudi vennero confiscati.
Da quel momento iniziò la decadenza del territorio che fu occupato da truppe arborensi e ripetutamente devastato; in pochi anni Nuxis si spopolò completamente. Dopo che il Sulcis in conseguenza della battaglia di Sanluri tornò in mano degli aragonesi, nel 1410 una piccola parte dei feudi sequestrati ai De Açen furono concessi ad un’altro Guantino ( con ogni probabilità discendente del primo), che si era segnalato nella conquista di Iglesias, mentre il restante territorio passò alla curia di Cagliari.
La posizione di Nuxis in quei difficili anni è controversa e nel 1421 il territorio del villaggio fu concesso a Ludovico d’Aragall. Negli anni seguenti aveva esteso i suoi interessi in tutto il Sulcis a tal punto che l’arcivescovo di Cagliari gli dovette scrivere per invitarlo a non interferire con la curia nel possesso dei territori di Santadi. Nel 1503 assieme ad altri villaggi divenne tributario del Vescovado di Iglesias per la traslazione della diocesi dalla sede di Tratalias alla sede di Iglesias decretata da Giulio II.
Egli sfruttava la sua posizione anche per esercitare poteri giurisdizionali sul territorio e, di fatto, per bloccare Iglesias che li rivendicava; l’acquisto dei territori di Nuxis quindi rientrava nel suo vasto disegno di espansione nel territorio; morì nel 1445.
Egli riuscì a consolidare ed ad estendere i confini del feudo tra il 1488 e il 1493 e operò anche alcuni scambi di terre con gli Aragall per ottenere la continuità del territorio; nel quadro di queste operazioni il territorio di Nuxis nel 1488 fu ceduto a Giacomo Aragall signore di Giojosaguardia che lo inserì nel suo feudo di Palmas ma che, pochi giorni dopo averlo acquistato, lo rivendette. Nel 1492 passo al Visconte Gessa. Nel 1498 gli abitanti di Sulcis furono ancora costretti ad abbandonare l’isola per il flagello della “mosca macella”. Si tratta della mosca carnaria, tristemente conosciuta dalla gente come “Musca Maccedda”, che provocò tante vittime.
Alla sua morte il feudo passò al figlio Giovanni che però nel 1524 si vide citare in giudizio da Ludovico Bellit, erede degli Aragall, che pretendeva la restituzione del territorio di Nuxis basandosi sul fatto che, nel 1512 aveva ricevuto l’investitura per i fondi ereditati, il villaggio ere ancora compreso nel patrimonio.
Nel 1575 fu acquisito il territorio da Ranieri Bellit che a sua volta lo cedette nel 1576 a Michele Otger. Nel 1606 Nuxis passò ai marchesi di Palmas ma continuando a spopolarsi: Nuxis è ancora una volta compreso tra le ville spopolate in un elenco del 1684.
Solo nel XVIII secolo con lo sviluppo dei boddeus, il Sulcis si ripopolò e Nuxis divenne uno più importanti. Essi consistevano in piccole case coloniche dove contadini e pastori ritornavano alla fine del raccolto. Custodivano il prodotto ed evitavano il logorio e la perdita di tempo per rientrare nel paese.
Constata la praticità e la grande utilità vi trasferirono le famiglie con la servitù, aumentando il numero delle stanze, recinsero i terreni per gli animali e vi si stabilirono come dimora stabile. Erano i Furriadroxius dal sardo furriai, cioè rientrare a casa alla fine della giornata lavorativa.
L’agricoltura e la pastorizia si svilupparono enormemente, favorite dall’edito sulle chiudende. Sorsero dappertutto muretti e siepi a frazionare il latifondo incolto e moltissimi contadini affluirono in tutto il Sulcis da Iglesias.
Rimasto in possesso degli Otger il territorio prese ad essere frequentato da pastori che nel corso del XVIII secolo presero a risiedervi stabilmente dando vita ad un grosso boddeu. Nel 1819 gli Otger si estinsero, il territorio tornò al fisco anticipando così la fine del regime feudale; ormai il boddeu aveva assunto le caratteristiche di un piccolo centro che si ere sviluppato attorno alla chiesa di San Pietro Apostolo e nel 1821 fu compreso nel mandamento di Santadi come frazione.
La chiesa di S.Pietro apostolo costruita nel 1853 con materiali provenienti da una vecchia chiesa intitolata allo stesso santo e demolita poco prima. Ha un impianto ad una sola navata rettangolare, la copertura è una volta a botte. La facciata è scandita da tre lesene e sormontata da un timpano che culmina con un campanile a vela; nello specchio centrale si apre il portone d’ingresso in bronzo realizzato nel 1983 da uno scultore locale Fausto Meloni di Monserrato con scene della glorificazione di San Pietro, al suo interno si conservano un reliquiario d’argento del seicento e una statua lignea raffigurante S’Elia Profeta dello stesso periodo. Quando nel 1848 furono abolite le province, sempre legato al mandamento di Santadi entrò a far parte della divisione amministrativa di Cagliari. Quando poi nel 1853 Santadi divenne Comune a sé, Nuxis fu considerata una sua frazione e dal 1859 entrò a far parte dell’omonima ricostruita Provincia.
Nel 1958, finalmente riuscì a diventare Comune autonomo e nel 1964 ebbe il piccolo centro di Acquacadda come frazione. Nel 1875 venne riconosciuta parrocchia ed è stata arricchita recentemente con un portone bronzeo raffigurante le scene di vita del Santo.

Il Nome

Nel 1323 Nuxis risulta in un documento del periodo aragonese e deriva da Nuxi, termine locale di noci.
Un documento rivela che agli inizi del XIV secolo il villaggio di Nuxis aveva circa 250 abitanti con cinquanta fuochi o famiglie e un reddito di 44 lire, ciò dimostra la povertà della popolazione determinata anche dalle scorrerie barbariche.
Nel 1890 Nuxis contava 134 famiglie con 536 abitanti.
Quarant’anni dopo nel 1939 ne contava il doppio 268 famiglie con 1036 abitanti.

Il Territorio

Il Comune di Nuxis si trova al limite orientale della regione geografica del Sulcis. Appartiene alla provincia di Carbonia-Iglesias.
Il territorio comunale, esteso per 62,48 Kmq, è circondato da montagne che spesso ne delimitano i confini. Esso comprende ad Est il massiccio del monte Is Caravius la cui omonima cima è la più alta del Sulcis ( 1116 m.), detta in lingua locale “Sa punta de su Mulloni dovuto alla presenza di un cippo che segna i confini tra i comuni di Nuxis, Assemini e Siliqua , a ridosso della diga di Bau Pressiu vi sono i confini tra Nuxis, Siliqua e Narcao, mentre il monte Sa Mirra che delimita i confini tra Nuxis Assemini e Santadi, sa Pranedda, invece li traccia tra Nuxis e Villaperuccio.
Altre cime del massiccio sono Sa Punta de su Sambucu (1104 m.), Monti Nieddu ( 1040 m.), Genna Spina ( 970 ), ecc. infine il più caratteristico e quasi familiare Monte Tamara ( 849 m.), il nome è dato presumibilmente da Santa Mara, oppure dal nome di una principessa di origine araba, insediatasi durante le invasioni saraceniche), che domina maestoso e possente, con le sue creste calcaree fin quasi a ridosso del paese davanti al quale si apre una grossa vallata.
Le rocce che costituiscono queste montagne si sono molto antiche, precisamente del Paleozoico (Cambiano inferiore, 570 – 600 milioni di anni ) e i graniti del Carbonifero (300 milioni di anni) .
Vi sono anche depositi sia continentali che vulcanici del Terziario, mentre le pianure sono del Quaternario.
Le morfologie sono aspre nei calcari e nei graniti, addolcite negli scisti. Nelle rocce vulcaniche le forme assumono la configurazione di pianori.
La rete idrografica superficiale è caratterizzata da corsi d’acqua che defluiscono sia sul rio Mannu che poi sfocia sull’invaso di Monte Pranu a Tratalias che sul bacino artificiale di Bau Pressiu.
I corsi d’acqua principali sono: il rio Matzeu Matta che nasce da Monte Is Caravius, Punta Sa Gruxitta e percorre un’ampia ansa anche nel comune di Siliqua per poi defluire nella diga di Bau Pressiu. Sempre nello stesso settore si trovano due grossi torrenti il rio Tiriccu e il rio Barisoni che confluiscono anch’essi nella diga. Da segnalare nel rio Tiriccu la presenza di una cascata poco conosciuta “Su corroppu de Tiriccu” alta circa una quindicina di metri, con portata perenne per quasi tutto l’anno.
Vi sono anche altri piccoli corsi d’acqua, quali il rio Pendueu, rio de Sa Daga, rio Baccu Arrosu che nella piana diventa rio Baseddori e il rio S’ega de Is Acquas.
Un caso particolare è il rio Cuxinas esso ha caratteristiche che lo differenziano dagli altri, è perenne perchè, alimentato dalla risorgente carsica di Sa Turri. Nel tratto che percorre il centro abitato è tombinato . Sono presenti anche altri corsi d’acqua tra questi il più importante è il rio Tatinu, il rio Bacchera e il rio S’Acquacallenti che sfociano nel rio Impera Buè che confluisce anch’esso nel rio Mannu. I calcari sono caratterizzati dalla tipica morfologia carsica. Le forme carsiche sono abbastanza varie, le microforme sono costituite prevalentemente da scannellature, docce, microcrepacci, kamenitze, scacallops, corrosione ad alveoli, micropozzi ecc.
Le macroforme, sono anch’esse abbastanza intense soprattutto grotte e pozzi. L’attività carsica ipogea ha permesso di censire un certo numero di grotte di cui alcune superano i 100 m. di sviluppo.
Per quanto riguarda le sorgenti il comune è abbastanza ricco di acque, la più importante è sicuramente la sorgente dell’acquedotto, caratterizzata dalla presenza di una grotta su cui scorre un fiume sotterraneo, che alimenta per appunto l’acquedotto comunale. Sono presenti ache alcune sorgenti a bassa termalità e sono principalmente tre, Perdu Manca ad Acquacadda, Peppi Mereu e S’Acquacallenti superiore. La flora e la fauna sono quelle tipiche della macchia mediterranea,è da sottolineare in alta montagna la presenza dei cervi.

Le Grotte

La presenza di rocce calcaree nel territorio comunale ha favorito la formazione di svariate grotte.
I primi studi risalgono a gennaio-marzo 1982 con la pubblicazione su Speleologia Sarda della grotta di Perdu Cuccu, interessante per la presenza di insediamenti preistorici. Successivamente sono stati effettuate una serie di esplorazioni su altre cavità supportate da studi geologici, faunistici cavernicoli, segnalazioni archeologiche, documentate con fotografie. Attualmente sono state esplorate oltre 35 grotte. Alcune di esse sono di particolare interesse non solo esplorativo ma sopratutto scientifico cavità interessante è “Su Stampu de Is Ollargius”, importante per la presenza di bariti tabulari, rari da trovare in ambiente carsico. Non ultima è la “Grotta dell’Acquedotto”, nel cui interno scorre un fiume sotterraneo, molto importante per la popolazione locale, poiché da essa il comune si approvvigiona di quasi tutta l’acqua potabile.

Le Montagne

I monti di Nuxis, sono inseriti nel gruppo dei rilievi più alti del Sulcis, con quote che variano tra i 900 e oltre i 1100 m (Punta Is Caravius 1116 m). Si sono formati nelle rocce più antiche d’Italia, appartenenti all’era Paleozoica (Cambiano inferiore, circa 560 Milioni di anni) e sono costituite prevalentemente da calcari, scisti e graniti, dalle quali sgorgano sorgenti d’acqua di qualità eccellente. Sono coperti da stupendi boschi prevalentemente a leccio, fillirea, corbezzolo, erica e quant’altro, dove vive una variegata fauna tra cui il cervo sardo.