Pozzo Sacro

Un gioiello della cultura megalitica del Sulcis

Pozzo Sacro di Tattinu

La cultura nuragica presente in tutta la Sardegna ha i suoi gioielli anche nel Sulcis, uno di questi è la struttura megalitica del Pozzo Sacro di Tattinu, nel comune di Nuxis, vero e proprio tesoro non solo per gli studiosi, ma anche per gli appassionati di archeologia.

I pozzi sacri strutture templari ipogeiche, erano destinati al culto delle acque, anche se alcuni studiosi ne hanno ipotizzato altre funzioni. Senza dubbio comunque questi singolari monumenti sono un particolare esempio di maestria architettonica delle popolazioni nuragiche e confermano la grande importanza data dai popoli alle sorgenti d’acqua ed al culto religioso dei pozzi delle fonti sacre in cui si presumeva la residenza delle divinità, temi comuni a quasi tutte le tradizioni antiche. Gran parte delle culture hanno intravisto in questa, un segno divino, naturalmente secondo forme differenti, corrispondenti alle diverse concezioni filosofiche e teologiche.

La scarsità di acqua nella Sardegna di oggi, come ai tempi della Civiltà Nuragica, probabilmente contribuì ad esaltare tale culto . Quello di Tatinu posto nell’omonima località, nel Comune di Nuxis ne è un esempio, ma non è l’unico, poiché nel Basso Sulcis ne esistono altri esempi che possiedono caratteristiche simili ad esso, precisamente quello di Nanni Ecchi a Santadi e Guttu’Acqua a Sant’Antioco, descritti e studiati da Mirko Zaru. Il toponimo Tatinu, molto probabilmente è legato proprio al pozzo sacro, con etimologia semitica, derivante dall’ebraico “tahat” che significa “sotto, al dissotto”, significa quindi “sorgente sotterranea”. Il monumento è risalente al XII° secolo a.C., è stato costruito in pietrame locale non squadrato di diverse dimensioni e irregolari, è composto da blocchi poliedrici che compongono la struttura, assieme a pietrame bruto e ciottoli fluviali di natura granitica e metamorfica. La localizzazione del sito non è stata casuale, perché proprio il sottosuolo delle pendici dei rilievi di Nuxis, per via della natura delle rocce che le ospitano è ricco di falde acquifere. Le pareti del pozzo hanno un andamento parabolico, il vano scala ha una sezione ogivale, e pare sia proprio una caratteristica dei pozzi sulcitani. Il pozzo è stato scoperto nei primi anni settanta del secolo scorso. E’ stato oggetto a partire dagli anni ottanta di una serie di campagne di scavo archeologico, che hanno permesso di far riaffiorare oltre alla struttura del monumento, anche due nuclei di capanne. Negli scavi condotti, prima dall’Archeologo Luciano Alba, poi da Fabio Nieddu, per conto della Sopraintendenza per i beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano, hanno messo in luce la configurazione di questo. Durante gli scavi sono stati rinvenuti da Nieddu, nel “sacello” ex voto che hanno consentito di datare il pozzo al Bronzo Finale (1300-1100 a.C.).

Nel 2012, su questo monumento è stata discussa una tesi di laurea presso la Facoltà di Architettura Dipartinento Costruzioni e Restauro dell’Università degli Studi di Firenze, dal titolo “Il culto dell’acqua nel periodo Nuragico: Il Pozzo Sacro di Tattinu” da parte dell’Architetto Alessandro Nioi, in questo lavoro, oltre che la descrizione scientifica, è stato anche proposto un progetto di riqualificazione del monumento. “Viste le condizioni di quasi totale abbandono dell’area e dopo uno studio delle principali geometrie emergenti nell’area archeologica dove è situato il pozzo è stato ipotizzato un progetto di riqualificazione dell’area. All’interno del “Nuovo Centro Archeologico Tattinu”, così chiamato è stato inoltre previsto il posizionamento della pietra sacrificale in granito ritrovata in prossimità dell’edificio, che attualmente si trova nel cortile della scuola media del paese di Nuxis, in modo che venga restituita al suo sito originale e custodirla all’interno della struttura”, afferma Alessandro Nioi, “la proposta di intervento, tiene conto infine, di un programma di manutenzione ordinaria che rappresenta la più efficace soluzione per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale”, conclude Nioi. Questo monumento e situato in una valle quella di Tatinu, ricca di testimonianze archeologiche, a partire dalla chiesetta bizantina a croce greca dedicata a Sant’Elia, proseguendo con una serie di grotte che presentano testimonianze umane, in modo particolare la “Cava Romana” dove sono stati rinvenuti resti preistorici del Neolitico medio (Cultura di Bonu Ighinu), per poi terminare con la necropoli romana, il villaggio nuragico di “Su Tipu” e il nuraghe di “Conca ‘e Cerbu”. Questa valle è sicuramente da far conoscere, poiché sono presenti non solo i beni archeologici precedentemente elencati, ma anche importanti valenze naturalistiche, come il bosco di Monti Nieddu, endemismi sia floristici che faunistici come il geotritone sardo (Speleomantes genei) e tantissime sorgenti, tra le quali quella di Su Tipu e quella di Monti Nieddu. Tutto questo patrimonio potrebbe essere un trampolino di lancio per sfruttare al meglio per scopi turistici di tipo storico-ambientale, il territorio non solo di Nuxis, ma anche quello circostante.