Su Corropu de Tiriccu

Una passeggiata tra le montagne di Nuxis

Su Corropu de Tiriccu

Uno dei tracciati più suggestivi che si percorrono nel territorio comunale di Nuxis, inizia in prossimità del Km 49 lungo la strada statale n°130, dopo il centro abitato di Acquacadda, a ridosso dell’invaso artificiale di Bau Pressiu, in località “S’Ega de Garau”. Nella prima parte del tragitto si percorre la valle di “Su Pendueu”, questo non è sicuramente un tratto entusiasmante, poiché degradato e defraudato della sua bellezza dai tantissimi incendi appiccati in vari anni da piromani senza scrupoli. Dopo meno di due chilometri si raggiunge “Medau Pilisi”, in cui sono ben visibili i ruderi dei fabbricati che componevano il caprile dove venivano ricoverati gli animali che pascolavano allo stato brado. Proseguendo si arriva in una località, il cui nome (Sa Barita) fa capire che tipo di attività antropica venisse praticata, cioè quella estrattiva, precisamente la coltivazione mineraria di solfato di bario a cielo aperto (barite), nel quale attualmente è in corso di realizzazione di un progetto di riqualificazione del sito.

Lungo la sede del tracciato stradale spiccano i filoni di barite bianca. Proseguendo lungo il percorso , attraversiamo il rio Flumini Aramu, in località S’Imperdau. Da questo punto il bosco comincia ad essere più rigoglioso e dopo poche centinaia di metri, in un punto panoramico, denominato “Lurdagu Arrubiu” abbiamo potuto scrutare uno spettacolo particolare, precisamente la valle del rio Mannu, da cui si può osservare l’estensione dell’invaso artificiale di Bau Pressiu. Il nome Lurdagu Arrubiu è dato dalla presenza di una fonte d’acqua ferruginosa, che ha anche dato il nome alla zona chiamata “Acqua de ferru”. Procedendo per il tragitto, dopo un breve tratto a quota 588 m. si raggiunge “S’Arcu de Sa Mossa”, una sella da cui è visibile uno spettacolo mozzafiato, caratterizzato da valli molto incise impostate su rocce granitiche su cui scorrono impetuosi torrenti che hanno modellato un paesaggio unico. Facendo una panoramica della zona possiamo osservare tre imponenti valli in cui scorrono i rii “Matzeu Matta”, “Barisoni” e “Tiriccu” che unendosi tra loro, formano il rio Mannu, che confluisce nella diga di Bau Pressiu. Lo scenario è imponente, si possono osservare le cime più alte del Sulcis, il monte Is Caravius (Sa Punta de Su Mulloni, 1116m.), Punta Sa Gruxitta (Sa Punta de Su Sambucu 1093.m), Punta Sa Mirra 1086 m. Da questo punto si possono osservare gli spettacolari torrioni granitici e i tafoni (tutonis; grottoni plasmati sia dall’azione fisica che chimica degli agenti atmosferici e dell’acqua), di Barisoni, (il nome è dovuto molto probabilmente al giudice di Calari, Barisone II), Is Conacs de Is Sambucus e Su Casteddaiu. Particolare interesse offre un rilievo isolato (Conca de Carrogas), nella cui sommità sono presenti resti megalitici di un muro sicuramente del periodo nuragico.

Di straordinaria e insolita bellezza, appare un pianoro, che spicca a ridosso del fondo valle, in cui è stato costruito di un vecchio medau “Giradroxiu”, attualmente di proprietà, con tutto il territorio circostante dell’Ente Foreste della Sardegna. Dopo aver osservato questo angolo di paradiso scendiamo di quota e ci avviciniamo ad un fabbricato storico riportato anche nell’elenco dei beni catastali (Sa Barraca de Nonnis) ,attualmente adibito a ricovero temporaneo per i frequentatori della montagna. Successivamente si raggiunge la località “Sa Mata Tuvura”, luogo di confluenza tra il rio Barisoni e il rio Tiriccu. Qui si possono osservare numerose specie floreali. Tra cui i candidi gigli selvatici, le spettacolari orchidee e tante altre specie, che principalmente in primavera mostrano le particolari e variopinte fioriture degli endemismi botanici. E’ presente inoltre una sorta di sorgente denominata “S’Acqua de Is Cancaraus”, tale toponimo deriva dal fatto che per dissetarsi non bisogna chinarsi.

Proseguiamo per la valle del rio Tiriccu, fiancheggiando l’alveo fluviale, si osserva uno spettacolo unico, costituito da piccole forre, meandri e una miriade di piccole rapide, modellate dall’acqua a cui fa contorno una lussureggiante vegetazione, con a sprazzi ambienti molto aspri, pareti scoscese e zone impenetrabili, tipici del regno dei cinghiali, ma soprattutto dei cervi. Lungo le carrarecce si possono scrutare i ruderi e le capanne dei boscaioli, i resti delle antiche carbonaie (Is Fogaias), strutture che hanno scritto un pezzo della nostra storia recente. Dopo alcune ore si arriva finalmente alla cascata denominata “Su Corropu de Tiriccu”, questo gioiello della natura è impostata sui graniti del Permo-Carbonifero (circa trecento milioni di anni), è alta una quindicina di metri e forma un laghetto con acque limpidissime, profondo qualche metro, i cui versanti hanno una pendenza quasi verticale. Tutt’attorno spiccano pinnacoli e guglie aventi forme spettacolari e ancora affioramenti di roccia erosi dall’acqua, in cui si sono formate le caratteristiche marmitte dei giganti abrase dall’impeto del fiume. Procedendo verso monte arriviamo ai piedi di Monte Tiriccu (Sa Punta de Su Piseddu), dove si possono osservare i ruderi di una “cantina”, vecchia dispensa a servizio dei boscaioli e carbonai. Nelle vicinanze è presente un macchione in cui vi sono esemplari secolari di alberi di leccio “Medau Istari”, dove sono evidenti alcuni ceppi tagliati e lasciati sul posto, in cui si possono osservare ancora i segni delle accette utilizzate per il taglio del bosco. In tale luogo d’estate venivano portate le capre, dove si allestiva un caprile temporaneo stagionale.

Questa porzione di territorio poco conosciuta come buona parte delle montagne sulcitane e iglesienti risulta essere un vero e proprio gioiello della natura, una ricchezza come tante altre nascosta nel cuore del Sulcis.